venerdì 13 maggio 2011

LA CERIMONIA DELL’ALZABANDIERA A PALAZZO SCLAFANI

Giorno 4 MAGGIO 2011 noi alunni delle classi IV D ed E siamo andati ,come ogni giorno,a scuola.
Doveva essere una giornata normale, ma le maestre Lia e Rosanna ci hanno accolto con una sorpresa: quel giorno eravamo invitati a Palazzo Sclafani per assistere alla cerimonia dell'Alzabandiera , in occasione del 150° anniversario dell’Esercito Italiano.
Questa notizia ci ha molto entusiasmato perchè da tre anni lavoriamo ad attività inerenti il Progetto Legalità affrontando varie tematiche di studio ; quest'invito era l'occasione giusta per ultimare il percorso didattico svolto quest'anno ,insieme alle nostre insegnanti.
Usciti da scuola , abbiamo percorso Corso Calatafimi ed attraversato Piazza Indipendenza, Porta Nuova e Corso Vittorio Emanuele.
Poco prima della Cattedrale abbiamo svoltato a destra e siamo giunti a Palazzo Sclafani.
Il palazzo è situato nel centro storico di Palermo ed ospita il Comando Militare Sud dell'Esercito Italiano.
Il Palazzo fu costruito da Matteo Sclafani nel lontano 1330.
Quando siamo arrivati siamo stati accolti da alcuni sottoufficiali (tra cui il Maresciallo Giotti) che ci hanno salutato e ci hanno omaggiato dei cappellini con stampata la Trinacria, il simbolo della Sicilia e delle bandierine con scritto “W L’ITALIA”.
Ci siamo incamminati verso il cortile ,delimitato da tante colonne e tanti archi, sulla destra del cortile c’è il famoso affresco “Il Trionfo della Morte”.
Sul piazzale ci siamo disposti in maniera tale da poter seguire la cerimonia, cioè su tre file in base all'altezza.
Il cortile era pieno di militari ,sia in servizio sia in pensione ,che attendevano l'inizio della cerimonia.



Nell’attesa alcuni giornalisti del Giornale di Sicilia ci hanno scattato tante foto e chiesto informazioni alle nostre insegnanti su di noi.
Che emozione!
Accanto all'asta della bandiera si trovavano 3 militari che tenevano la bandiera in mano ,prima di essere alzata in alto.
Di fronte a loro un ufficiale pronunciava gli ordini ed un plotone schierato li eseguiva con precisione ed ordine.
Poi si è sentita la voce di un militare che, dopo averci ringraziato per la nostra presenza ,ci ha spiegato l'importanza di questo giorno particolare e ha ringraziato tutti i militari che ogni giorno svolgono con passione il loro dovere.
Così è iniziata la cerimonia, i militari si sono schierati e noi abbiamo cantato l’Inno Nazionale Italiano: l’Inno di Mameli.
Nel frattempo, mentre noi cantavamo e agitavamo le bandierine ,due soldati, che si trovavano vicino all’asta, tirando una cordicella innalzavano la nostra Bandiera Tricolore.



Ultimata la cerimonia dell' alzabandiera è stato letto un messaggio del Presidente della Repubblica di elogio all'Esercito Italiano e al ruolo che esso svolge per la nostra nazione.



Alla fine della cerimonia abbiamo avuto il piacere di fare una foto con il Generale Corrado Dalzini,che ci ha salutato allegramente .
Così siamo tornati a scuola stanchi ma felici di quest’esperienza emozionante e indimenticabile , orgogliosi di essere Italiani!.




Classe IV D Scuola Primaria
Claudio B.
Giorgia C.
Manuel D.
Denise I.
Marta L.C.
Martina M.
Vincenzo M.
Maria Rita M.
Marco R.
Paolo S.
Classe IV E Scuola Primaria
Giorgia A.
Francesco A.
Marco B.
Beatrice B.
Giorgia C.
Marta C.
Martina C.
Alessio C.
Martina D.S.
Fabrizio G.
Francesco G.
Flavio R.

giovedì 12 maggio 2011

I Fenici

Ricerca e confronto di testi informativi.

I Fenici si stabilirono in una terra poco pianeggiante che non era adatta all'agricoltura, lungo la costa orientale del Mar Mediterraneo, l’attuale Libano; non costituirono uno stato unitario ma fondarono diverse città autonome: le più importanti furono Tripoli, Biblo, Sidone e Tiro.
I Fenici si dedicarono inizialmente alla pesca, la navigazione iniziò nel 1000 a.C.,furono i primi a navigare di notte, orientandosi con gli astri, infatti la Stella Polare veniva chiamata Stella Fenicia.
Durante i loro viaggi i Fenici rapivano delle persone e ne facevano schiavi, per questo furono soprannominati pirati.
I Fenici approfittarono della caduta dell’impero ittita, nel 1200 a.C. e dell’indebolimento degli Egizi per espandere i loro commerci in tutto il Mar Mediterraneo.



Le loro navi erano costruite con legno di cedro ,avevano lo scafo robusto e per renderle più stabili avevano aggiunto la chiglia, una trave che attraversava la nave da poppa a prua; per fermare le navi inventarono l’ancora.
I Fenici esportarono legname, metalli preziosi, profumi, tessuti, porpora e vetri soffiati dalla tipica colorazione azzurra.



I Fenici fondarono numerose basi commerciali in Spagna ,Sardegna e Africa.
I Fenici non solo non crearono mai uno stato, ma non si considerarono mai un unico popolo.
Ogni città aveva un re e un sacerdote della divinità protettrice.
Le più importanti cariche pubbliche erano nelle mani di alti funzionari che formavano il Consiglio degli anziani,poi c’erano i marinai, i contadini ,gli artigiani e gli schiavi.
I Fenici erano politeisti; ogni città aveva un dio protettore ,con una dea sua sposa e un dio che morva e rinasceva ,che indicava il ciclo delle stagioni.
Fuori le mura della città c’era il Tofet, un santuario in cui c’era la statua della divinità a cui era dedicato e un altare per i sacrifici, anche umani.



I Fenici credevano nell’aldilà e seppellivano i morti nelle necropoli fuori città.
Una delle invenzioni più importanti dei Fenici fu l’alfabeto :un sistema di scrittura con 22 segni(consonanti),da cui derivò l’alfabeto greco.

Denise Rita I.IV D
Scuola Primaria


Cosi come anticipato in precedenza vi aspettiamo alla Necropoli Punica,in occasione del Progetto "Palermo apre le porte.La scuola adotta un monumento2011" nei giorni dal 13 al 15 Maggio.

mercoledì 11 maggio 2011

Gita a Siracusa, Noto e parco naturale di Vendicari.

Giorno 4 maggio, la mia classe, 2 sez.E, insieme alle altre seconde classi, è andata in gita a Siracusa, Noto e il parco naturale di Vendicari.

Appena arrivati, siamo andati al teatro greco di Siracusa e all'Orecchio di Dionisio (detto anche Orecchio di Dionigi) che è una grotta artificiale che si trova nell'antica cava di pietra poco lontano dal Teatro Greco di Siracusa. È simile ad un padiglione auricolare con forma ad S . La grotta ha proprietà acustiche, infatti i suoni vengono amplificati. Nel pomeriggio siamo andati nell'isola di Ortigia (la parte più antica della città di Siracusa). Il suo nome deriverebbe dal greco antico che significa "quaglia". Sempre ad Ortigia, siamo andati nella Fonte Aretusa che è una sorgente di acqua dolce che sorge da una grotta a pochi metri dal mare. Inoltre nella fonte si trova il papiro. Poi siamo andati a dormire in hotel. La mattina seguente, dopo aver fatto colazione, siamo andati nel parco naturale di Vendicari dove si possono trovare moltissimi uccelli migratori e varie specie di piante. Sempre nel parco, la guida ci ha spiegato come veniva fatta la mattanza (usando anche dei modellini). Nel pomeriggio siamo andati a Noto. Per entrare a Noto bisogna passare attraverso la porta reale oltrepassandola si va in corso Vittorio Emanuele dove c’è il Palazzo Ducezio, sede del Comune di Noto. Di fronte al Palazzo Ducezio troviamo Chiesa di S. Nicolò che è anche la cattedrale di Noto, è barocca e ha un’imponente scalinata che dà sulla piazza del Municipio. L’ interno della chiesa è stato da poco ristrutturato. L’altare è in stile barocco. In una traversa del corso Vittorio Emanuele c’è il palazzo Nicolaci che un tempo era la residenza della famiglia Nicolaci ed è caratterizzato da balconi in stile barocco.

Vivyan Bruno 2 E

Plesso Mazzini

Gli Ebrei

Ricerca e confronto di testi informativi.

La civiltà ebraica nacque nel 1500 a. C. e durò fino al 70 d. C. circa.
Gli Ebrei giunsero in Palestina guidati dal patriarca Abramo alla ricerca di una terra fertile. Per un periodo vissero lì coltivando i campi e allevando il bestiame .
A causa di una carestia gli Ebrei emigrarono in Egitto, da dove fuggirono perché ridotti in schiavitù . Guidati da Mosè, tornarono in Palestina,dove le tribù si riunirono formando il regno d’Israele.
Il regno, sfortunatamente, fu conquistato da Assiri, Babilonesi e dai Romani che costrinsero il popolo ebraico ad abbandonare la propria terra.
Iniziò così la diàspora, cioè la dispersione degli Ebrei in tutto il mondo. Gli Ebrei furono un popolo di pastori nomadi, in cerca di pascoli per il gregge, dal quale ricavavano carne, lana e latte inoltre allevavano cavalli, buoi, cammelli e asini.
Una parte dei prodotti venivano scambiati in cambio di altri beni di prima necessità; per esempio dai Fenici ricevevano la porpora, dagli Egizi i metalli.
Gli Ebrei non svilupparono le loro conoscenze in campo scientifico e tecnico ma lavoravano solo per produrre il necessario per vivere. Acquisirono la scrittura alfabetica dai Fenici per scrivere le storie sacre e le leggi che regolavano la loro vita nella Bibbia. Solo i maschi che dovevano diventare sacerdoti sapevano leggere e scrivere e lo imparavano dai rabbini loro maestri.
La famiglia ebraica era di tipo patriarcale, dove c’era il patriarca che aveva il potere di prendere le decisioni.
Gli uomini si dedicavano ai campi o ad un mestiere, invece le donne cucivano le tuniche, le coperte per la famiglia, lavoravano campi, cucinavano; in questo erano aiutate dalle figlie femmine.



Ogni famiglia faceva parte di una tribù . A capo di tutte le tribù, c’era il re che, secondo gli Ebrei, riceveva il potere da Dio.
Nel comando il Re era assistito dai sacerdoti, a lui erano sottoposti i cittadini liberi, i quali godevano di tutti i diritti e gli stranieri che non potevano sposare gli Ebrei. Per ultimi c’erano gli schiavi, che avevano pochi diritti.
Gli Ebrei erano monoteisti ed avevano un testo sacro, chiamato Bibbia.
Il loro Dio si chiamava Yahweh e non poteva essere né nominato né raffigurato.
Si pensava che Yahweh avesse affidato a Mosè le Tavole della Legge, sulle quali erano scritti i Dieci Comandamenti.
Queste Tavole erano custodite in una cassa di legno decorato, chiamata l’Arca dell’Alleanza che è conservata nel Tempio edificato a Gerusalemme .
In questo posto potevano entrarvi solo i re e i sacerdoti, mentre il popolo poteva pregare nelle altre stanze dell’edificio.



GIORGIA A. IV E
SCUOLA PRIMARIA

martedì 10 maggio 2011

Progetto "Coltiva il tuo sogno"


Quest'anno le classi IV D/E hanno partecipato alla terza edizione di "Coltiva il tuo sogno",un progetto ludico-educativo gratuito che promuove nelle scuole primarie un atteggiamento di risparmio propositivo e orientato al futuro.



Ing Direct attraverso questo programma collabora con l'Unicef per raggiungere l'obiettivo di assicurare a tutti i bambini che ancora non ne possono usufruire il diritto alla frequenza di un percorso scolastico di base.Finanzia a questo scopo progetti con Etiopia ,India e Zambia ,dove con 30 euro si dà la possibilità a un bambino di frequentare la scuola primaria per un intero anno.



30 euro è la cifra che Ing Direct verserà per l'anno scolastico 2010/2011 all'Unicef a nome di ogni classe che si impegnerà nel percorso didattico fino alla partecipazione al concorso.



Con entusiasmo abbiamo partecipato all'iniziativa del concorso ed abbiamo inviato i lavori di :
• Claudio B. IV D
• Marta C. IV E
• Alessio C. IV E
• Fabrizio G.IV E
• Francesco G. IV E
• Maria Rita M. IV D
• Flavio R. IV E






Gli alunni delle classi IV D/E
Scuola Primaria

DUE AMICI E UN CANE IN VIAGGIO

Ecco un'altra versione del testo dopo quella di Maria Rita

Raul e Sofia sono amici da molto tempo e decidono di partire per un lungo viaggio con la canoa sul fiume Reno.
Poco prima della partenza, mentre sono ancora sul riva del fiume incontrano un cucciolo di cane.
È un cucciolo di pastore tedesco , sembrava un batuffolo morbido dal pelo color miele con sfumature nere . Il cane era impaurito perché era caduto in un fosso e non riusciva ad uscire . Raul lo prende e comincia ad accarezzarlo per tranquillizzarlo e Sofia gli da mangiare . Il cane riconoscente comincia a scodinzolare e a leccarli.
Il 6 Luglio comincia il viaggio. Riempiono la canoa con tutto il materiale necessario, imbarcano il cane e partono pagaiando con allegria. Improvvisamente il cielo si oscura e grossi nuvoloni scuri cominciano a coprire il cielo, in poco tempo si scatena una bufera. La pioggia cade a dirotto, tuoni, lampi e fulmini squarciano il cielo.
Raul e Sofia presi di sorpresa si guardano impauriti e cercano di pagaiare per evitare che la canoa si capovolga.
Dopo aver percorso un lungo tratto sotto la fredda pioggia, la canoa si rovescia Raul nuota verso la riva, ma non vede più né Sofia né il cane.
Giunto sulla riva Raul guarda il fiume per vedere se Sofia e il cane sono ancora in acqua, ma non vede nessuno e allora comincia a chiamarli ,ma non sente nulla.
Raul spaventato non sa cosa fare e comincia a camminare lungo il fiume e a chiamare Sofia.
Nella sua mente pensa che Sofia sia stata trasportata dalla corrente, oppure che sia annegata e si dispera, ma continua a chiamarla e a camminare.
Passano le ore e il cielo imbrunisce ormai disperato e rassegnato si ferma e mentre pensa a quello che è successo, all’improvviso sente un cane abbaiare e corre verso la voce.
Pur stremato dalla stanchezza, Raul percorre un tratto boscoso della riva del fiume con il cuore in gola, trova il cane e vicino a lui, distesa a terra c’è Sofia.
Il cane appena lo vede comincia a fargli festa e poi torna da Sofia.
Raul contento si avvicina a Sofia per vedere se respira e cerca di svegliarla. Poco dopo Sofia apre gli occhi e vedendo Raul scoppia a piangere. Dopo essersi ripresa Sofia racconta a Raul che cadendo in acqua ha sbattuto la testa, svenendo e il cane l’ha trasportata a riva salvandola.
Dopo essersi ripresi decidono di camminare lungo la riva del fiume per raggiungere un villaggio che sorgeva lì vicino dove Raul era già stato. Giunti lì sarebbero stati salvi e sarebbero potuti tornare a casa.




Paolo S. IV D
Scuola Primaria

Il Culto dei morti per gli Egizi

Ricerca e confronto di testi informativi.

Gli Egiziani professavano un culto speciale per i loro dei.
Avevano molto rispetto anche per i loro morti, infatti, cercavano di far salire l’anima in cielo senza che questa subisse danni.
Per questo inventarono un processo di mummificazione abbastanza complicato.
I sacerdoti estraevano dal corpo del defunto gli organi interni che poi depositavano in appositi vasi Canopi.



Il corpo veniva immerso nel natron per 70 giorni e poi venivano spalmati su di esso degli olii per ridargli elasticità.
Subito dopo, il corpo veniva avvolto con bende di Lino e infine deposto in vari sarcofagi.
Durante la cerimonia funebre il corpo veniva deposto su un carro trainato da buoi, al seguito c’erano i servitori con in mano i vasi Canopi e gli altri utensili che al defunto potevano servire nella vita nell’Aldilà.
Gli Egizi credevano che ci fosse una vita dopo la morte e pensavano che a giudicare il comportamento dell’anima ci pensassero gli dei.
Infatti la loro religione politeista sosteneva che Anubi, il dio dei morti, pesava il cuore del defunto e confrontava il suo peso con una piuma.
Se il peso del cuore era minore della piuma l’anima accedeva al regno dei morti, se era maggiore l’anima veniva data in pasto a un mostro terribile e spaventoso con il muso di coccodrillo e il corpo metà di leone e metà di ippopotamo.



Claudio B. IV D
Scuola Primaria

lunedì 9 maggio 2011

Aiutare un amico

Aiutare un amico

Già dal titolo potrete intuire di cosa sto parlando: aiutiamo un amico, un amico a quattro zampe. Questo amico si trova vicino l'Istituto Comprensivo Lombardo Radice plesso Mazzini, è dentro una casupola.

Ogni giorno all'uscita della scuola io e le mie compagne gli offriamo del cibo e dell'acqua. Questo cane ha un collare, forse ha un padrone ma il luogo non è idoneo per il nostro amico.

Se il padrone è povero e non sa che fare, potrebbe fare adottare a persone fidate. Io e la mia compagna abbiamo chiamato l'OIPA che ci hanno assicurato che al più presto avrebbero fatto qualcosa per togliere quel cane dalla casupola. L'altro giorno gli abbiamo comperato una pallina, è stata una scena memorabile, era come se non avesse mai giocato in vita sua. Dobbiamo trovarci una famiglia che lo voglia bene

oppure se volete adottatelo voi, è un essere vivente come noi e merita di vivere dignitosamente. E' brutto sapere che noi umani possiamo rendere una piccola vita indifese in un inferno.

La vita è breve, non la si pio sprecare restando chiusi in un misero luogo maleodorante. Guardiamo i suoi grandi occhi marroni che implorano aiuto. Vorremmo poter fare di più ma non possiamo.

Aiutateci ad aiutarlo. Speriamo che questo messaggio sia utile per il mondo animale e per il nostro amico cane.

Maria Giovanna Giammona

Miriam Girgenti

Noemi Rita Scalisi

Classe II D

Un'ombra alla finestra

Stessi elementi ma diverse stesure per un racconto del brivido.

Un’ombra alla finestra.1
Scoccarono le ore 23:00.
Ero sola nella mia cameretta, sdraiata nel letto con lo sguardo fisso al tetto.
Cercavo di addormentarmi ,ma ero fin troppo irrequieta per riuscirci.
Quando la totale tranquillità in cui ero immerso fu rotta da delle grida forti che si soffocarono allo spuntare di un’ombra alla finestra.
Anche se terrorizzata, cercai di avvicinarmi con molta cautela ma, non appena mi fui chinata alla finestra, tutto quello che vidi era il niente: l’oscurità che veniva lacerata da lampi e tuoni che coprivano in parte il ticchettio della pioggia che si infrangeva nei tetti delle case vicine.
Quando ritornai a letto non sentìì più niente: né tuoni né la pioggia.
Tutto questo silenzio mi opprimeva le orecchie e lanciai lo sguardo, per la seconda volta, attraverso il vetro della mia finestra. Era lì, di nuovo, quell’ombra. Il mio cuore mi iniziò a battere forte, tanto da sentirlo io stessa, e i brividi che mi salivano sulla schiena mi fecero venire la pelle d’oca.
Presi coraggio e, questa volta, aprìì completamente la finestra, uscendo sul balcone. Sentìì delle risate isteriche e un grido di terrore proveniente da una macchina all’esterno.
Dei ladri volevano rubarla e far del male alla ragazza che vi era all’interno.
Tiravano calci e pugni, urlavano e spingevano da sinistra a destra la macchina, sperando di far uscire la ragazza.
Terrorizzata chiamai la polizia e gli raccontai velocemente ciò che stava accadendo sotto casa mia, cercando nel frattempo di attirare l’attenzione di qualcuno nei paraggi.
La paura diminuì quando vidi arrivare la macchina della polizia e i ladri scappare. Contenta di aver salvato quella povera ragazza indifesa, mi incamminai verso il letto.
Qualcuno mi strattonava con forza :"Svegliati,Beatrice!".
Mi svegliai e capii che era solo un sogno!



Beatrice B.IV E
Scuola Primaria


Un' ombra alla finestra .2
Dopo una giornata lunga e piovosa , mi recai nella mia stanza , dopo aver indossato il pigiama mi coricai.
Ero solo , l’ orologio indicava le ore 23:30 , fuori c’era un forte temporale , improvvisamente un tuono seguito da un lampo mi fecero sobbalzare .
I lampi illuminavano tutti gli oggetti dentro la stanza , mi infilai sotto le lenzuola e all’ improvviso scorsi un’ ombra alla finestra, ero molto impaurito , tremavo , avevo brividi di paura , i tuoni e i lampi continuavano senza fermarsi mai ,quando si illuminava la stanza sembrava che tutto si muovesse , cercavo di gridare aiuto ma non ci riuscivo.
Cominciai a sentire rumori strani : cigolii , ticchettii , frusci e passi nella stanza .
Ero molto impaurito ,ma pian pianino mi avvicinai
all’ interruttore e accesi la luce , cosi capii che non c’era nessun' ombra alla finestra e che nessuno era venuto nella mia stanza , ma era soltanto frutto della mia immaginazione , cosi da quella notte non ho avuto più paura del buio e dei temporali .



Marco R. IV D
Scuola Primaria

sabato 7 maggio 2011

L’acqua è un bene indispensabile per la vita.

L’acqua non è inesauribile, però si rinnova grazie al ciclo dell’acqua:


1. L’acqua dei mari, fiumi e laghi evapora e in cielo forma le nubi.


2. Il vapore acqueo se incontra altre nuvole si trasforma in pioggia, neve o grandine.


L’acqua ritorna ai fiumi, mari, laghi; una parte va nel terreno nutrendo le piante e un’altra parte va nelle falde acquifere.


E’ importante evitare gli sprechi di acqua.


Per questo dovremmo:


1. Non lasciare mai i rubinetti aperti inutilmente;


2. Fare la doccia invece che il bagno;


3. Spegnere le luci quando non servono;


4. Fare riparare i rubinetti che perdono acqua.


L’acqua dei fiumi può produrre energia elettrica in questo modo:



1. Una diga i cemento armato fa da barriera all’acqua dei fiumi e forma un bacino artificiale.


2. L’acqua entra in enormi tubi (condotte forzate) va ad una centrale elettrica.


3. Nella centrale elettrica l’acqua precipita su delle grandi ruote (turbine) che girando mettono in funzione dei macchinari (alternatori).


4. Questi alternatori trasformano la forza dell’acqua in energia elettrica che, trasportata da cavi, va alle nostre case.


L’acqua per arrivare alle nostre case deve essere resa potabile.


Per fare ciò segue un percorso:


1. L’acqua presa dai fiumi, laghi, falde acquifere attraverso dei tubi va in un impianto detto di potabilizzazione.


2. L’acqua passa attraverso delle vasche lasciando sul fondo granelli di sabbia e terra.


3. L’acqua viene raccolta in serbatoi, dove si aggiunge cloro per disinfettarla.


4. Delle pompe spingono l’acqua in tubazioni che arrivano alle nostre case.


5. L’acqua usata va nelle fognature, poi viene filtrata e ripulita negli impianti di depurazione.


6. L’acqua depurata ritorna attraverso i fiumi al mare.



Nella mia scuola è stato fatto un progetto bellissimo dal titolo Acqua è vitaper spiegare l’importanza dell’acqua, soprattutto la sua preziosità in alcune zone del mondo.


Abbiamo partecipato ad una conferenza, abbiamo visto un simpatico filmato e delle foto che il relatore aveva fatto in occasione di un viaggio in Africa...molto significative.


Io penso che l’acqua è così importante che se tutti evitassero sprechi potrebbe essere utilizzata in modo più razionale ed essere la sua mancanza una eventualità remota …..o quasi.


Marta C. IV E


Scuola Primaria


giovedì 5 maggio 2011

Un ciclista eccezionale

In un paese che sembra molto lontano ma che si trova in un angolo della grande e bella Italia, lì dove ci sono più fichidindia che uomini, viveva una piccola comunità di milletrecentotrentatrè anime.

Il paese non era un granché: tutte le case erano raggruppate attorno alla chiesa madre che si ergeva davanti ad un’ampia piazza dove la gente si ritrovava nel pomeriggio a chiacchierare e a raccontarsi i pochi fatti avvenuti nel corso della giornata. La popolazione era in maggioranza formata da vecchi pensionati che avevano passato la loro vita a lavorare nelle fabbriche del nord, pochi erano giovani prevalentemente agricoltori e muratori e i bambini erano solamente centotrentatrè, le casalinghe molto più della metà.

In piazza si trovavano molte attività commerciali: c’erano: un barbiere, un piccolo supermercato, il pronto soccorso, il macellaio, la farmacia, l’ambulatorio medico, un fruttivendolo e il panificio di Don Alfredo, l’unico del paese. Nel suo laboratorio si preparavano il pane e i dolciumi più buoni di tutti i paesi vicini, i cui abitanti, infatti, si rifornivano giornalmente da lui. Don Alfredo aveva un aiutante: Rosario, un ragazzone forte e molto atletico: un gran lavoratore. Si alzava di buon mattino alle cinque e già alle sei era al lavoro. Apriva il panificio, accendeva il forno, metteva nel macchinario farina, acqua e sale e quando il tutto era pronto aggiungeva il lievito di birra e attendeva la lievitazione. Preparava infine le varie forme di pane: panini, filoni, mafalde, rosette, parigini, pagnotte, ecc., non faceva mancare una manciata di sesamo e subito dopo infornava il frutto del suo sudatissimo lavoro. Intanto arrivava Don Alfredo, il suo principale, che apriva il panificio al pubblico. Un profumo di calde bontà si diffondeva per tutto il paese e l’appetito non mancava mai alla popolazione cittadina. Appena il pane era ben cotto, buona parte era subito venduto a tutti coloro che si recavano a comprarlo, il rimanente, secondo le ordinazioni, veniva messo nei sacchetti, caricato sulla bicicletta e consegnato da Rosario casa per casa, paese per paese. Correva, pedalando come un folle, ad una velocità incredibile pur inforcando una bicicletta molto pesante ed ingombrante. Grazie ai muscolacci delle gambe le salite nemmeno le vedeva: faceva un po’ di fatica, ma solo un po’. Non parliamo quando si trovava in pianura o in direzione del fondovalle!

Le identiche azioni le ripeteva a mezzogiorno, alle diciassette e alle venti di ogni santo giorno. La domenica mezza giornata.

Aveva una bellissima fidanzata: una ragazza molto bella, biondina, occhi chiari, longilinea, ben educata, di carattere buono e tranquillo, molto riservata. Era una coppia felice. La ragazza di brutto aveva solo il nome: si chiamava infatti Crocifissa Martoriata.


Il tempo passava e Rosario lavorava e pedalava sodo.

Un giorno di primavera per le vie del paese transitò un’autovettura che con un altoparlante informò la popolazione che da lì a qualche giorno sarebbe stato chiuso il traffico veicolare e pedonale perché dalla strada principale doveva passare il “Giro d’Italia”, la famosa gara ciclistica italiana; nessuno quindi avrebbe potuto utilizzare l’auto o attraversare anche a piedi il corso principale del paese dalle 16 alle 17 e trenta. Rosario fu incuriosito dall’avvenimento: a lui sarebbe piaciuto molto vedere i ciclisti sfilare velocemente con le loro maglie variopinte, le super bici da corsa, così belle ed aerodinamiche, guardare da vicino tutte le vetture delle varie squadre con le officine mobili, i motociclisti della polizia e tutto il magnifico mondo delle corse, un’emozione incredibile! Tuttavia il suo pensiero si concentrò sulla chiusura del traffico: come avrebbe potuto distribuire il pane se la riapertura era fissate per le 17 e trenta? A pensarci bene mezz’ora di ritardo non avrebbe compromesso la consegna: si sarebbe accodato al Giro e iniziato la distribuzione dai paesi vicini.

E venne il famoso giorno. Alle 16 in punto i vigili transennarono il corso principale impedendone a chiunque l’attraversamento. Rosario pensò di posticipare di mezz’ora la preparazione del pane. Alle 17 e trenta in punto aveva caricato il pane nelle ceste della sua bici ma ….. di ciclisti e della carovana del Giro d’Italia neanche l’ombra ….. . Passò un altro quarto d’ora …. niente. Intanto il pane si stava freddando. Decise allora di partire lo stesso e di litigare, se fosse stato necessario, anche con i vigili: i paesani aspettavano il loro pane caldo ed esso doveva essere consegnato tale! Tolse il cavalletto alla bici, si mise a cavallo e partì pedalando come sempre. Superò una transenna e si immise sul corso proprio mentre sopraggiungeva la carovana del Giro. Si trovò in mezzo ai ciclisti e si intrufolò tra di essi pedalando a tutto gas: i suoi garretti gli davano una spinta incredibile. Subito sentì una sirena e una motocicletta che gli camminava dietro. Si girò e vide che l’uomo che la guidava gesticolando lo invitava a fermarsi. <> pensò e iniziò a pedalare ancora più forte superando con uno scatto tutti i ciclisti che gli stavano davanti arrivando in testa alla corsa. Tutti coloro che erano assiepati ai bordi della strada applaudivano lo strano ciclista e anche i corridori rimasero stupefatti dalla forza e dalla bravura di quel giovanotto. Quando arrivò alle porte del paese vicino si staccò dal gruppo e sparì tra le vie interne iniziando a distribuire il pane. Dell’avvenimento straordinario si accorse un allenatore sportivo, il Dottor Provoloni della squadra delle “Salsicce Bollite”. Qualche tempo dopo Provoloni ritornò nel paese dove aveva visto il ciclista pazzo per chiedere in giro di quel ragazzone forte. Tutti gli indicarono Rosario e il forno di Don Alfredo. Era impossibile sbagliare: davanti al panificio era posteggiata la famosa bicicletta. Quando si incontrarono Rosario era al lavoro e tutto bianco di farina. L’allenatore gli chiese se era disposto a correre l’anno seguente per la sua squadra, gli avrebbe dato un ottimo stipendio e una bicicletta da corsa tutta sua. Rosario fu felice della proposta ricevuta: avrebbe guadagnato in breve tempo quanto in 5 anni di panificio. Crocifissa fu d’accordo. Rosario divenne un ciclista professionista, bravo, umile e serio. Ebbe una carriera strepitosa. Vinse moltissime gare: due Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta spagnola, una Parigi-Roubeaux, una Milano – Sanremo. Sposò Crocifissa che lo seguiva ovunque. Ben presto nacquero due figli: Addolorata e Felice. Mise molti soldi da parte e oggi che ha smesso di correre ha aperto un panificio per conto suo in città e continua a lasciare il pane a domicilio con la sua vecchia bicicletta.