giovedì 29 marzo 2012

I Greci

Ricerca e confronto di testi informativi.

Dove e quando

La penisola Greca si estende nel Mar Mediterraneo ed è bagnata a occidente dal Mar Ionio e a oriente dal Mar Egeo.
Anticamente si chiamava Ellade: solo più tardi i Romani le diedero il nome di Grecia.
Attorno al 1200 a.C. i Dori, un popolo nomade proveniente dal nord Europa invasero gli Achei, abitanti della penisola.
I Dori prevalsero sugli Achei perché conoscevano la fusione del ferro .A partire dal 900 a.C., in seguito all’integrazione dei due popoli, nacque la civiltà Greca che raggiunse il massimo splendore attorno il  V° secolo a.C. .
I Greci fondarono  anche molte colonie fuori dalla penisola, diffondendo la loro cultura.
I Greci dominarono per molto tempo il Mar Mediterraneo vincendo sull’impero Persiano.
La Guerra del Peloponneso coinvolse i Greci e i Macedoni  dal 431 a.C. al 404 a.C. indebolendo i Greci e facendo prevalere i Macedoni.
Il territorio era montuoso con boschi e macchia mediterranea quindi non facilitava l’agricoltura che si limitava alla produzione di cereali e lino.
Il clima era favorevole e il terreno era argilloso e si lavorava con difficoltà.
In collina si coltivavano alberi da frutto, viti e olivi; si allevavano animali adatti ai pascoli: maiali, ovini e caprini.
I Greci erano organizzati in città stato detta polis, che significa
 “ comunità dei cittadini”.
La polis comprendeva sia il  centro urbano, cinto da mura e costituito dalla acropoli con edifici pubblici e i templi, dall’Agorà dove si svolgeva il mercato e i cittadini si riunivano per discutere i problemi dello stato, e dalle abitazioni, sia il territorio circostante: la così detta Chora, dal Greco “ Regione”.
La parte bassa  della città era chiamata Asty ed era di norma la parte dell’abitazione più povera, dove vivevano contadini e artigiani.
I ricchi abitavano in belle case di due piani con un cortile e con il piano superiore, il gineceo, riservato alle donne mentre i poveri abitavano in case di legno e mattoni crudi, oppure vivevano in case scavate nella roccia.

Attività

I Greci erano abili artigiani: producevano gioielli, armi, oggetti in bronzo e ferro, anfore e vasi su cui venivano dipinte scene di vita quotidiana o mitologia. 
 Le donne si occupavano di lavorare stoffe e abiti in lino e lana.
I Greci non avevano materie prime perciò commerciavano con i popoli vicini per ottenerle scambiandole con vino, olio e vasellame.

Società

Le città della Grecia, non furono mai un unico stato ma furono un unico popolo, gli Elleni,  perché avevano in comune la lingua, la scrittura alfabetica e la religione.
Le Poleis erano autonome e indipendenti, infatti avevano usi e costumi diversi.
 All’inizio il governo delle Poleis era in mano alla monarchia, dove un Re  aveva il potere assoluto.
Questo potere col tempo  passò all’aristocrazia, quindi a governare erano i  ricchi proprietari terrieri.
Quando si formarono nuovi gruppi sociali formati da mercanti artigiani, questi vollero entrare in politica: nacque così la Democrazia: grande esempio fù la città di Atene.
La popolazione comprendeva gli stranieri, gli schiavi e i cittadini.
I cittadini erano uomini ricchi e poveri, ognuno di essi poteva essere eletto ad una carica pubblica o militare nell’esercito, ed erano persone libere.
Gli stranieri erano uomini liberi, ma non potevano essere eletti.
Gli schiavi erano uomini che non avevano pagato i propri debiti o prigionieri di guerra.
 Le donne, non avevano diritti politici, non potevano andare a scuola, ma dovevano sottostare alle decisioni del padre o del marito.
Tutti i cittadini maschi potevano essere eletti a cariche pubbliche o militari e l’incarico durava un anno
Il potere legislativo era affidato all’ecclesia cioè un’assemblea composta da tutti i cittadini maschi adulti.
Per far rispettare le leggi si riuniva un’assemblea di 500 cittadini sorteggiati tra i membri delle tribù (Bulè). 
Chi trasgrediva le leggi era giudicato e punito da una assemblea di giudici detta Areopago.
Gli ateniesi esiliavano chi minacciava la democrazia attraverso l’ostracismo: i cittadini scrivevano su un coccio di ceramica ,detto ostrakon, il nome dell’uomo da esiliare.

Sparta e Atene

Atene e Sparta furono le Poleis più importanti dell’antica Grecia, ma erano molto diverse fra loro, infatti mentre Atene si caratterizzava per la forma di governo democratico,  a Sparta c’era un governo oligarchico dove le decisioni erano prese da un gruppo ristretto di nobili: gli efori che insieme agli spartiati detenevano il potere.
Sottoposti agli spartiati c’erano i perieci che erano uomini liberi, ma non avevano diritti politici.
Gli schiavi detti ilioti dovevano lavorare per gli spartiati e non avevano nessun diritto.
Anche i bambini spartani conducevano una vita diversa da quella dei bambini ateniesi.
I piccoli spartani alla nascita venivano visitati da funzionari pubblici che stabilivano se erano fisicamente a posto.
Se il responso era negativo, essi venivano abbandonati ( e condannati così a morire); altrimenti, all’età di sette anni venivano tolti alle famiglie e allevati dallo stato, in gruppi, sotto la guida di un ragazzo più anziano.
Allenamenti, studio, sonno, tutto si svolgeva in comune.
 La durezza dell’educazione dei giovani spartani era tremenda.
Dormivano su pagliericci, avevano una sola tunica, camminavano a piedi scalzi, erano rasati a zero, spesso giocavano nudi.
Lo scopo di queste e altre dure prove era quello di creare dei soldati invincibili.
L’educazione era soprattutto fisica e militare:pochissime erano le nozioni letterarie, quasi tutte composte da poesie omeriche o patriottiche.
Nell’antica sparta lo scopo dell’educazione giovanile era di creare i presupposti per un esercito forte e disciplinato.
A scuola insegnavano loro capacità di sopravvivere e le altre abilità necessarie per fare un grande soldato.
Anche se agli studenti insegnavano a leggere e scrivere, quelle abilità non erano molto importanti per lo spartano antico; solamente la guerra importava.
I maschi spartani all’età di 18/20 anni dovevano superare una prova difficile di capacità di adattamento abilità militare e abilità i comando.
Ogni maschio spartano che non superava questi esami diventava un PERIOIKOS (ai perieci era permesso di avere proprietà, praticare il commercio, ma non di esercitare diritti politici in quanto non erano considerati cittadini).
Chi superava la prova, diventava cittadino e soldato, con pieni diritti.
Le bambine seguivano un addestramento simile a quello dei maschi e dovevano avere tanta cura del corpo per fare figli forti e coraggiosi.
I bambini ateniesi fino a sette anni stavano in casa, poi frequentavano scuole private dove imparavano a leggere e a scrivere, studiavano opere letterarie e la matematica, con un maestro che si chiamava“ Grammatista".
Imparavano anche la musica dal citarista, suonando la lira, la cetra e il flauto.
L’oratore insegnava ai ragazzi come parlare e ragionare in pubblico.
Le femmine rimanevano a casa, studiavano in casa, si occupavano dei lavori domestici, uscivano solo per le cerimonie religiose.
I giocattoli dei bambini erano trottole, cerchi, rocchetti (yo-yo), astragali, palle.
Le bambine rimanevano  invece in casa e si occupavano dei lavori domestici.
Imparavano a leggere e a scrivere, trascorrevano gran parte del tempo nel gineceo, non avevano libertà di uscire di casa, tranne che per le cerimonie religiose.
Le donne ad Atene non avevano diritti e svolgevano  la loro vita nel gineceo, invece a Sparta praticavano molti sport, potevano uscire di casa e non si occupavano dei lavori domestici perché erano affidati agli schiavi.

Conoscenze

Nelle poleis e ad Atene più che altrove,  si sviluppavano arte, scienze, cultura: matematica, medicina, storia, architettura; nacque pure la filosofia cioè quella scienza che si domandava il senso della vita dell’uomo, separando il suo destino dall’influenza degli dèi, rendendolo protagonista della sua vita.
I più famosi filosofi furono Platone, Socrate e Aristotele.
In campo matematico si distinsero Talete,Euclide e Pitagora, le cui regole matematiche ancora oggi sono studiate.
Nel V secolo i maggiori artisti del periodo, ad esempio Fidia, Mirone e Policleto furono chiamati ad abbellire Atene con monumenti e opere d’arte che sono ancora oggi ammirati da tutto il mondo, come ad esempio i Bronzi di Riace e il Discobolo.

Religione

I Greci erano politeisti adoravano,infatti, molti Dei.
Gli dei avevano  l’aspetto degli uomini, con difetto, sentimento e passioni.
Le divinità più importanti vivevano sul monte Olimpo, quelli minori nei boschi, nei fiumi e nei mari.
Zeus era  il Re di tutti gli Dei e anche Dio della giustizia, altri dei erano :Poseidone ,
il re del mare; Era, la sposa di Zeus e dèa dei matrimoni e delle nascite; Atena dèa della sapienza; Ares dio della guerra; Afrodite dèa della bellezza e dell’amore.
Seguivano :Ermes dio messaggero; Artemide dèa dei boschi e della caccia;  Apollo dio della poesia e della musica.
Tutti gli dei davano premi e punizioni agli uomini.
Per adorare gli Dei i Greci realizzarono delle strutture architettoniche detti  Templi, ognuno dedicato a una divinità.
 Solo i Sacerdoti potevano custodire il Dio e recare le offerte dei fedeli e potevano entrare nella cella in cui era conservata la statua del Dio a cui era dedicato il tempio.
Le cerimonie si svolgevano all’esterno dove sorgeva l’altare.
I Greci celebravano i loro dèi con giochi detti Olimpiadi, intitolati al dio Zeus. 
 Si svolgevano ad Olimpia ogni quattro anni gare di pugilato, di lotta, di lancio del disco, corse di carri trainati da cavalli, corse atletiche di duecento metri fatte nello stadion.
Gli atleti gareggiavano nudi e in caso di vincita ricevevano una corona di ulivo.
Durante questi giochi si interrompevano le guerre in corso, tra le diverse città-stato.
I Greci contavano gli anni a partire dai primi giochi olimpici: 776 a.C..

Vita quotidiana

Gli Ateniesi vivevano spesso, per il gran caldo, fuori casa.
Gli uomini si incontravano nell’agorà, le donne restavano nel gineceo perché non era conveniente uscire.
Gli uomini indossavano una tunica, il chitone e portavano sandali di cuoio o di sughero; le donne indossavano il peplo e quelle più ricche si adornavano con gioielli.
Ad Atene erano frequenti i banchetti detti simposi. 
 Si mangiavano: pane, focacce di orzo, purè di legumi, olive, formaggio e pesce in città e carne in campagna.
Si bevevano vino, latte, idromele (=acqua e miele).
Nelle case più ricche le cene erano accompagnate dalla musica.
Inizialmente le rappresentazioni erano rappresentazioni sacre in onore di Dioniso.
Con il passare del tempo divennero veri e propri spettacoli e le storie non trattavano soltanto degli Dei ma anche di antichi Re, Eroi o episodi di vita quotidiana.
I Greci inventarono una nuova forma di spettacolo: il teatro. 
 Tutti potevano assistere allo spettacolo perchè lo Stato rimborsava il biglietto ai più poveri.
Gli attori erano solo uomini, poi c’era il coro di cantanti e danzatori.
Gli spettacoli erano:
·        Commedie, erano opere divertenti di scene di vita quotidiana;
·        Tragedie, erano drammi che narravano la storia di personaggi ed eroi;
·        Satire, erano opere divertenti svolte dopo le tragedie per risollevare il morale degli spettatori, prendevano in giro gli uomini più noti della polis.
Il teatro presentava le gradinate dove gli spettatori assistevano seduti, la scena dove gli attori recitavano, otri di terracotta per amplificare le voci poste attorno alla scena, il proscenio e l’orchestra, spazio circolare riservato al coro.

Le colonie

La cultura Greca si espanse fuori i confini della penisola attraverso un’opera di colonizzazione sia verso oriente che verso occidente.
Le colonie fondate nelle regioni meridionali dell’ Italia furono chiamate Magna Grecia che vuol dire “ Grande Grecia “.
Le colonie generalmente non furono fondate dei governi delle città greche, ma furono dovute all’iniziativa di privati cittadini.
La nuova comunità, sorta in lidi lontani, era politicamente indipendente dalla città ordinaria, ma i suoi fondatori conservavano il dialetto, la religione, i costumi, gli stessi ordinamenti politici della patria.
 La colonia offriva l’opportunità di basi per le navi della madre patria, un mercato di sbocco per i suoi prodotti industriali, un centro di rifornimento di materie prime, e condizioni di privilegio erano fatte dalle colonie agli abitanti dell’antica patria.
La colonia veniva costruita su un’altura vicino a una costa e la proteggevano con una cinta di mura; prendevano poi possesso delle terre circostanti, per coltivarli.
Le più famose e potenti colonie greche furono quelle dell’Italia Meridionale e della Sicilia, grazie anche al clima favorevole, alla coltivazione di grano, vite e ulivo.
Tra queste: Rhegion (Reggio Calabria), Kroton (Crotone), Sybaris (Sibari), Metapontion ( Metaponto), Poseidonia (Paestum), Syraka (Siracusa), Taras (Taranto), Ghelas (Gela) ed Akagras (Agrigento).
La colonia più antica era quella di Pthekoussai, nei pressi di lacco ameno nell’odierna Isola d’Ischia,  mentre tra le più recenti vi furono le Eolie Cnidie.
Erano queste grandi Poleis che, grazie ai loro commerci ed alle loro scuole artistiche e filosofiche, divennero città regine del Mediterraneo centrale, dando vita all’appellativo di Magna Grecia.
In Italia centrale sorgevano Ankon (Ancona) ed  Adria che si trova in Veneto.
In Francia molto importanti erano le colonie Massalia (Marsiglia) e Nikaia (Nizza).

Giorgia A.         V E
Beatrice  B.       V E
Arianna  C.       V E
Marta C.           V E
Andrea  D.A.    V E
Fabrizio G.       V E
Francesco G.   V E
Paolo S.           V D

Scuola Primaria

mercoledì 21 marzo 2012

Secondo Premio al nostro istituto al Concorso Nazionale "Vorrei una legge che..."A.S. 2011/2012







Le  classi V D e V E di Scuola Primaria, 



guidate dalle insegnanti Rosalia Di Piazza
 e Rosanna Spera ,
hanno aderito al Progetto nazionale
"Vorrei una legge che..." 


promosso dal  Senato della Repubblica in collaborazione con il MIUR
con la proposta di legge  intitolata
 "La scuola ama gli animali " 


Il lavoro  degli alunni del nostro istituto 
ha vinto il 
Secondo Premio Nazionale





La cerimonia di premiazione,
a cui hanno partecipato il Dirigente Scolastico
 Dott.ssa Agata Caruso e
l'insegnante Rosanna Spera,
si è svolta martedi' 20 Marzo 2012 
a Palazzo Madama,
 alla presenza del Presidente del Senato 
Renato Schifani

I lavori delle classi vincitrici sono stati pubblicati  in questo  volume

Qui trovate l'articolo della sezione
 "Cronaca in classe "


mercoledì 29 febbraio 2012

Progetto " Vorrei una legge che..."


Il nostro istituto ,nei mesi scorsi,ha partecipato al 

Progetto didattico-educativo "Vorrei una legge 

che..." promossso dal Senato della Repubblica di 

cui vedete ,in alto, il logo ufficiale.

La proposta di legge presentata dagli alunni delle 

classi V D- E di Scuola Primaria è stata :

"La scuola ama gli animali"


Oggi ,con immenso piacere ,informiamo i lettori 

del blog  che il progetto  è stato selezionato tra i 

10 finalisti!!!


Sul sito 


sono state pubblicate alcune immagini del lavoro 

ed è possibile esprimere il gradimento votando il 

progetto ,dopo aver effettuato la registrazione.

Vi aspettiamo numerosi nel sostenere il 

progetto!!!!!!!

mercoledì 8 febbraio 2012

Il rapimento .....di Babbo Natale!!!!!!


Racconti gialli che hanno come protagonista il personaggio simbolo del Natale

" La sparizione di Babbo Natale"

Era il diciannove Dicembre a New York e tutti già erano emozionati per il Natale.
Andai dal mio caro amico Harry, nel suo negozio di giocattoli, per comprare qualcosa e chiacchierare un po’.

La cosa che non mi piaceva di lui era che odiava il Natale.
Guardai la TV del negozio e sentii: "Babbo Natale è stato rapito!Il Natale si avvicina e miliardi di persone rischiano di non trovare neanche un pacchettino sotto l’ albero! Per favore, tutte le persone che mi stanno ascoltando salvino il Natale!".
Poi sentii: "Babbo Natale non è morto, ma è stato rapito".
Mi preoccupai. Ero nervoso.
Dissi a Harry: "Ma chi può essere così crudele!?".
Harry fece una strana faccia; poteva essere lui ,ma per ora era solo un sospettato.
Uscii fuori dal negozio e tornai a casa.
Stavo riflettendo, pensando e immaginando il furto.
Arrivò il giorno venti e il tempo stringeva sempre di più.
Uscii fuori e andai a casa di Harry; la sua casa era molto lontana dalla città: si trovava in montagna.
Lui non era in casa, non c’era nessuno.
Di nascosto guardai dalla finestra e vidi che dentro c’era un ciuffo della veste di Babbo Natale tutto strappato.
Aprii il mio kit da investigatore e trovai una molletta che apre tutte le porte.
Riuscii ad aprire la porta e raccolsi il ciuffo come prova.
Non ci potevo credere che il colpevole potesse essere il mio grande amico!
Sentii dei passi: era Harry che stava tornando a casa sua.
Io uscii più veloce che potevo e dalla finestra guardai cosa stava facendo.
Su un tavolo Harry aprì una valigia che conteneva un foglio dove c’era scritto qualcosa, ma non capivo cosa ci fosse scritto.
Per mia fortuna lo lesse ad alta voce e disse: "Il mio piano di rapire quel ciccione èun’ idea eccellente. Presto andrò in Spagna e ucciderò Babbo Natale…".
Era ovvio. Capii tutto. Era lui il colpevole, infatti odiava il Natale…
Andai a casa, esausto e mi infilai sotto le coperte.
Era il ventuno dicembre e il tempo stringeva.
Andai all’ aeroporto di New York e incontrai Harry.
Alle nove e venti partiva il nostro aereo per la Spagna.
Salimmo sull’aereo; non potevo tenerlo d’occhio perché ero seduto nel posto molto più indietro rispetto al suo. Dopo un po’ mi addormentai.
Arrivò una hostess che mi svegliò e disse: "Signore, l’aereo è atterrato e tutte le persone sono già scese".
Accidenti, l’avevo perso!
Scesi dall’aereo e corsi in cerca di indizi sulla neve.
Vidi delle impronte, delle tracce sulla neve ma non erano sue.
Continuai così ancora e ancora...
Finalmente vidi orme che proseguivano in una foresta desolata.
Corsi molto velocemente e vidi una gigantesca porta di metallo,come una cassaforte enorme.
Mi avvicinai e notai che c’era un codice da inserire da quattro numeri:potevano essere tante le combinazioni dei numeri per aprire la porta.
Provai la mia data di nascita: non era quella.
Provai,allora,la sua data di nascita:era quella la combinazione!
Aprii la grande porta e Harry si accorse di me.
Mi sparò con la sua pistola ma avevo il giubbotto antiproiettile.
Gli lanciai una freccetta che conteneva del sonnifero e si addormentò con la pistola in mano.
Slegai Babbo Natale dalle corde di rame,molto resistenti.
Chiamai la polizia che arrivò dopo mezz’ora.
Portarono Harry in prigione e mi accompagnarono in città.
Una giornalista arrivò e mi chese: "Signore,come ha fatto a scoprire che era Harry il ladro?E sa perché ha rapito Babbo Natale?".
Io risposi che Harry odiava il Natale e  voleva uccidere Babbo Natale perché così non ci sarebbero state le feste natalizie e soprattutto non ci sarebbe mai più stato il Natale.
La notizia andò in onda su tutte le reti televisive di ogni paese.
Presi di nuovo l’aereo e tornai a New York.
Andai esausto a casa.
Presto arrivò il Natale.
Ad un certo punto,della giornata,vedemmo Babbo Natale in cielo che faceva cadere caramelle per tutti quanti.
Io e la mia famiglia festeggiammo e pandori insieme felici un altro Natale in compagnia di Babbo Natale e dai suoi doni.

 Dario C.      
 V E Scuola Primaria

"Le impronte di Babbo Natale " 

 Era un giorno nevoso di Dicembre,quando...
 
l’ispettrice Giorgia ricevette una telefonata da parte dell’aiutante di Babbo Natale che gli disse di recarsi urgentemente alla "Villa dei regali "perché lui era sparito e c’erano tracce di Babbo Natale sulla neve ma non si capiva dove lui fosse andato.
Così l’ispettrice Giorgia si recò subito alla "Villa dei regali".
Arrivata sul posto lei vide degli oggetti insieme a delle impronte.
L’ispettrice prese questi oggetti e andò al laboratorio per analizzarli.
Il sospettato era il venditore dei giocattoli.
Allora l’ispettrice decise di interrogarlo ma fu inutile perché l’uomo non volle parlare.
Così decisero di tenerlo in prigione per qualche giorno.
Il venditore, trascorsi molti giorni in prigione decise di parlare,disse che un suo amico durante le feste  Natalizie incontrò Babbo Natale.
Era molto geloso di lui perché stava sempre al centro dell’attenzione e lui non lo sopportava.
Così lo chiamò e gli disse venire subito.
Insieme rapirono Babbo Natale e lo portarono in una casa isolata.
L’ispettrice chiese all’uomo dove si trovava la casa e andò a liberare Babbo Natale.
I poliziotti  arrestarono così anche l’altro uomo.
Babbo Natale andò a prendere velocemente i regali e li portò ai bambini di tutto il mondo.
Era felice e contento di regalare gioia ai piccoli,ancora una volta,la vigilia di Natale.
Giorgia C.
V E Scuola Primaria


"Il  rapimento di Babbo Natale"

Giorno 24 Dicembre 2011, sono stata invitata da Babbo Natale.
Arrivata a casa sua, mi sono accorta che c’erano la porta aperta e le luci accese.
 Entrando in casa ho notato segni di lotta, tanto disordine e Babbo Natale non c’era più.
Mi sono detta:”Allora sarà stato rapito!!”.
 Ho iniziato a indagare e mi sono accorta che c’erano tracce sulla neve, ho iniziato a seguirle e mi hanno portato al negozio di giocattoli là vicino.
  
 Sono entrata e ho dato un’occhiata in giro ma nulla di nuovo, ad un certo punto tra i giocattoli ho notato degli occhialini tutti storti.
Erano loro gli occhialini di Babbo Natale!!
Ho fatto delle domande al negoziante di giocattoli, cercando di avere indizi più sicuri ma lui mentiva.
Allora sono stata costretta a chiamare l’aiuto della polizia.
Subito è venuto il commissario che ha chiuso il negozio per iniziare le indagini.
Nella cantina del negozio tra le migliaia di scatoloni di giocattoli c’era il povero Babbo Natale, imbavagliato e legato, ormai stanco di lottare.
 Subito è stato liberato e portato in ospedale.
Il negoziante ha confessato di aver compiuto quel gesto disperato perché la vendita dei suoi giocattoli scarseggiava da anni.
Visto che il buon Babbo Natale faceva tanti doni ai bambini buoni, i genitori non compravano più da lui!
Però il negoziante poi si era pentito, perché era consapevole di aver infranto il sogno di tanti bambini e ha promesso di non pensare più di compiere un gesto simile!
Giorgia A.
V E Scuola Primaria


"Un Natale senza regali"

Quando il sole iniziò a sorgere Benjamin era già in piedi davanti l’albero di Natale da due ore piangendo.
 Era il Natale più brutto che avesse mai passato:in genere trascorreva i giorni che precedevano il Natale a cercare di indovinare cosa potessero essere quei regali con suo fratello:gioco che non fece quell’anno.
L’albero era vuoto. Nessun regalo !!!!!!
Nello stesso momento tutti i bambini in ogni  parte del mondo si misero a piangere.  
 Nessuna traccia dei  regali che avevano chiesto nelle loro letterine.
In pochi istanti l’atmosfera Natalizia era stata sostituita da una profonda tristezza. 
Non potendo stare fermi a guardare,la  mamma e il  papà di Benjamin, insieme a tanti altri genitori , decisero di chiamare il migliore investigatore privato per risolvere il caso Rupert  Bljnd.
“Ordine  e metodo’’ questo era  il suo motto.
 Il caso non era semplice. 
Nonostante la polizia girasse a vuoto, lui da buon segugio , pensò da prima di esaminare le tracce, poi di pensare al possibile movente e infine di arrivare al colpevole.
Con un volo speciale giunse al Polo Nord dove si trova la casa di  Babbo Natale .
Era tutto in disordine e dei regali pronti per essere distribuiti erano rimasti solo gli scatoloni vuoti già sistemati nella slitta.
Le uniche testimoni del furto erano le renne, ma non potevano di certo svelare il colpevole.
Mentre passeggiava e riflettendo e cercando qualche indizio, l’investigatore si accorse che sulle corna della renna c’era un pezzo di stoffa con un bottone dorato, che portava inciso un nome, un cognome e una data.
Bljnd capi che il bottone apparteneva al proprietario di una delle più grandi fabbriche di giocattoli del mondo, ma che era in grandi difficoltà economiche.
A questo punto il caso sembrava risolto, bisognava solo controllare alcune cose. 
Tornato in patria l’investigatore si recò subito presso la fabbrica e chiese al proprietario di poter dare un occhiata al suo cappotto. 
I bottoni erano tutti dorati e portavano inciso il suo nome, il suo cognome e la data di nascita e soprattutto ne mancava uno .
Vistosi  scoperto il colpevole confessò tutto : per risolvere i suoi problemi economici  decise di rapire Babbo Natale in modo che tutti i genitori , per far felice i propri figli avrebbero dovuto comprare i giocattoli prodotti dalla sua fabbrica.
 Babbo Natale fu liberato dalla polizia benché mancassero tre giorni a Natale , promise che sarebbero riusciti  a consegnare tutti i regali , per ridare ad ogni bambino il sorriso e la gioia che non dovevano mancare il giorno della nascita di Gesù bambino.
 Beatrice B.
V E Scuola Primaria


"L'investigatrice Martina"

Era la mattina del 23 Dicembre e mi trovavo nel mio ufficio a sistemare le ultime pratiche per prepararmi alla vigilia di Natale, quando improvvisamente arrivò una telefonata. 
Erano i folletti di Babbo Natale, mi chiedevano aiuto perché Babbo Natale era sparito, senza pensarci andai a casa, preparai la borsa e partii.
I folletti mi avevano telefonato perché io ,Martina ,sono considerata la migliore ispettrice nel risolvere i casi più difficili.
Questo caso mi aveva incuriosito perché si trattava di Babbo Natale e pensavo a tutti i bambini che quest’anno non avrebbero ricevuto regali.
Arrivata nella casa di Babbo Natale i folletti mi raccontarono l’accaduto. “Stamattina quando ci siamo svegliati  non abbiamo più visto Babbo Natale e ci siamo preoccupati” disse uno dei folletti.
Così ho iniziato le indagini interrogando le persone presenti nella casa.
Il folletto Claus, l’aiutante di Babbo Natale, mi raccontò: 
“ Qualche giorno fa è venuto il proprietario del negozio Giocattolandia e voleva che Babbo Natale smettesse di portare i regali ai bambini perché nessuno andava a comprare i giocattoli nel suo negozio. 
Ma Babbo Natale gli spiegò che era una tradizione antica che a Natale era lui a portare i regali, comunque i bambini durante tutto l’anno andavano nel suo negozio a comprare i giocattoli”.
Con l’aiuto del mio collaboratore fidato Alessio incominciai ad ispezionare la camera e la casa di Babbo Natale, prendendo alcuni oggetti per analizzarli.
Continuammo  l’ispezione fuori e mentre ci guardavamo attorno notammo delle impronte sulla neve che ci insospettirono.
Così decidemmo di seguirle e ci inoltrammo nei boschi fino ad arrivare davanti una casetta di legno, dove finivano le impronte. 
 Quindi iniziai a riflettere sul caso e sul da farsi..." Chi poteva essere dentro quella casa, forse Babbo Natale? 
Il proprietario del negozio di giocattoli poteva forse essere lui il colpevole, visto che vendeva i giocattoli ed in questo periodo i bambini li volevano solo da Babbo Natale."
Adesso dovevo decidere cosa fare aspettare rinforzi oppure entrare e vedere chi c’era dietro quella porta.
Alla fine decisi di entrare in quella casetta e vidi Babbo Natale legato e imbavagliato, subito andammo ad aiutarlo e lui ci raccontò il fatto.
Il signor Giocattolandia voleva che anche a Natale tutti andassero a comprare i regali da lui, ma Babbo Natale gli aveva ricordato della tradizione Natalizia.
Così l’uomo aveva organizzato questo rapimento per costringere tutti ad andare a comprare i regali nel suo negozio e dopo le feste avrebbe liberato Babbo Natale.
Il caso era stato risolto, così tornammo a casa di Babbo Natale dove lo aspettavano i folletti con i regali pronti sulla slitta ancora in tempo per portarli ai bambini.
Infine io mi recai dal signor Giocattolandia e compii il mio dovere di ispettrice arrestandolo.
Anche per quest’anno il Natale era salvo e tutti i bambini avrebbero ricevuto i regali.
Martina C.
V E Scuola Primaria